Lorenzo Shoubridge sbaraglia la concorrenza nella categoria “mammiferi” con uno scatto che rappresenta l’essenza di queste montagne
Oltre 68.000 immagini da quasi 70 paesi in tutto il mondo hanno raggiunto la 24^ edizione di Montphoto, concorso indetto dall’omonima associazione che tra gli obbiettivi principali ha la difesa dell’ambiente. Lorenzo Shoubridge, classe 1981 originario di Camaiore, ha conquistato il primo premio nella categoria “mammiferi” con un ritratto di due lupi appenninici che vagano sui sentieri del monte Corchia durante la notte.
Un’immagine evocativa che mostra il lato delle Apuane più nascosto e selvaggio, lo stesso che ci ricorda quanto dovremmo rispettare questo ecosistema, visto che non siamo di certo gli unici a goderne. Crediamo che se il lupo (e i due esemplari in particolare) avessero coscienza di questo premio lo considererebbero come un bel riscatto dopo tanti anni difficili tra persecuzione e spopolamento. Si tratta, infatti, di una specie importantissima per l’ecosistema, dal momento che è l’unico predatore in grado regolare la popolazione di cinghiali, caprioli e altri ungulati. Questi ultimi animali, nonostante la loro bellezza, finiscono per rovinare la flora boschiva, poiché si nutrono della corteccia degli alberi e della vegetazione circostante. L’assenza del lupo come predatore, quindi, provoca il lento deterioramento di
boschi e foreste.
Lorenzo parlaci un po’ di te…
La passione per la natura in generale è partita fin da quando ero piccolo e ha giocato un ruolo fondamentale nel percorso di studi che ho intrapreso. Dopo il diploma come perito agrario mi sono appassionato all’entomologia, la scienza che studia gli insetti, e alla biologia in generale, avvicinandomi al mondo delle scienze naturali e da lì il passo verso la fotografia naturalistica è stato breve.
Nel 2011 divento fotografo naturalista semi-professionista e dal 2013 inizio a collaborare con riviste di settore e agenzie fotografiche. Nel 2015 arriva la qualifica come Oasis Photographer assegnatami dalla prestigiosa rivista di natura italiana Oasis e la collaborazione con la stessa. La passione e l’amore per la fotografia, ma soprattutto per la natura e l’avventura che si muovono dietro a questo genere di scatti fa maturare in me nuove consapevolezze e il desiderio sempre più grande di provare a comunicare attraverso le mie foto la celebrazione della natura stessa e delle emozioni che si provano dinanzi a essa.
Si può dire come hai fatto la fotografia?
Per fare questo tipo di scatti è necessario allestire una trappola fotografica. Ce ne sono molte in commercio e quelle che uso io utilizzano sensori a infrarossi collegati alla reflex. Con una centralina gestisco una serie di flash che illuminano la scena quando è buio.
Per lo scatto che ha conquistato il primo premio ho impiegato circa 6 mesi. All’interno delle Apuane ci sono più branchi ed è questione di tempo prima di trovare un punto di passaggio. L’importante è rispettare questo meraviglioso ecosistema senza far sentire gli animali minacciati.
Cosa ci dici delle Apuane?
Sono le mie montagne, ho passato moltissimo tempo su questi pendii. A un certo punto mi facevo anche 6 uscite a settimana per recuperare il materiale che gli appassionati possono trovare all’interno del libro. Si tratta di un territorio davvero molto particolare. Questa catena, infatti, è molto vicina alla civiltà; da una parte c’è la costa versiliese e dell’altra la Garfagnana.
Quando, però, ci si immerge tra le gole e gli anfratti si viene catapultati in un universo lontano da tutto e tutti dove si riesce a percepire la natura selvaggia. C’è un’incredibile biodiversità sia per quanto riguarda la fauna che la flora e dal punto vista naturalistico rimangono alcune delle montagne più interessanti in circolazione.
Hai anche “scritto” un libro, giusto?
Sì e appunto l’ho intitolato “Apuane terre selvagge” (clicca QUI per acquistare una copia). Si tratta di una raccolta fotografica durata oltre sei anni che ho deciso di trasformare in un libro fotografico. L’idea è stata quella di intraprendere un viaggio lungo quattro stagioni attraverso i suoni e i colori che permeano le Apuane, queste magnifiche montagne dove la vita rimane selvaggia e ancora esistono, se si sa cercarli, veri e propri angoli di Wilderness.
Il libro porta sulle vette più alte della catena e nei pertugi più nascosti alla ricerca dell’intimità con le creature più sensibili di questo fragile ecosistema. Si viaggia avvolti tra le nebbie e i colori del Fato Nero dove antiche leggende ancora oggi riecheggiano e incontreremo il lupo appenninico, importante presenza per il parco e icona di questi luoghi. Attraverso le fotografie il lettore può immergersi nelle gelide acque dove il merlo acquaiolo, il granchio di fiume o la biscia dal collare cacciano le loro prede e con un occhio al cielo osservare la maestosa aquila reale che come una dea alata veglia su queste lande senza tempo.
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