Una storia da ricordarsi la prossima volta che trovate una scusa per fare i pigri
Diciamoci la verità, anche i più allenati tra noi farebbero fatica a cimentarsi in una prova del genere. Circa 120 km totali tra bicicletta, corsa, arrampicata e viceversa no stop dal mare di Lerici fino alla punta della montagna più alta della Alpi Apuane, il Pisanino (1946 m). Questo, in breve, è il percorso che ha visto protagonista Andrea Lanfri, 34 anni il 26 novembre originario di Sant’Andrea di Compito (LU), che sabato 26 settembre 2020 ha siglato il primo capitolo di una serie di sfide in attesa di un appuntamento molto importante, ma per Andrea queste sono avventure all’ordine del giorno.
Andrea ci racconti la tua storia?
la mia nuova storia parte dal 2015, quando una mattina mi sveglio improvvisamente con la febbre altissima che aumenta sempre di più. Non passa molto tempo prima di entrare in coma e da lì non ricordo più niente. Un mese e mezzo dopo mi ritrovo in un letto di ospedale a Firenze senza ancora sapere il motivo. Non avevano amputato niente al momento, ma non riuscivo a muovere gli arti e dopo l’operazione sono stato al San Luca per quasi 6 mesi. Avevo contratto la meningite con sepsi meningococcica e per uscirne ho dovuto dire addio a 7 dita e una parte delle gambe da poco sotto il ginocchio. Una perdita pesante, senza dubbio, ma sentivo che la voglia di tornare a fare quello che facevo prima divampava.
Come nasce from 0 to 0?
Mi sto allenando moltissimo per il progetto Everest, di cui vi parlerò a breve, che spero possa realizzarsi nel 2021 e unendo bici, corsa e montagna, ho deciso di provare l’impresa no-stop. Per me è un’altra occasione in cui mettermi alla prova e superare i miei limiti. Alcune persone si sono cimentate nel “from 0 to the top”, ma nessuno è mai tornato al punto di partenza dopo aver raggiunto la vetta. In più, molti hanno iniziato a consigliarmi un allenamento che unisse bici e corsa, magari mettendole assieme nel corso della stessa giornata.
A noi non piace fare troppe distinzioni tra diversamente abili e normodotati e crediamo che il tuo sia un esempio stupendo per i primi, ma ancora di più per i secondi visto che spesso e volentieri si danno troppe cose per scontate. Cosa ti ha spinto a seguire questa strada?
Non credo ci sia una risposta precisa per queste domande. Sono cose che senti dentro. Ad esempio, non è passato molto tempo prima che mi rimettessi in gioco. Nel 2016 ho iniziato a correre con un paio di protesi in fibra di carbonio, acquistate grazie ad una raccolta fondi on-line e dopo tanti allenamenti ho cominciato a vincere gare a livello italiano. Da lì è arrivata la convocazione in nazionale e a Londra nel 2017 sono diventato, nel nostro paese, il primo atleta uomo a correre con doppia amputazione degli arti inferiori sotto i 12 secondi (11:46) nei 100 metri piani.
Vuoi davvero salire sull’Everest? Sono oltre 4 Pisanini uno sopra l’altro…
Partirei anche domani se potessi, ma il periodo ottimale è quello premonsonico a primavera. Staremo fuori circa due mesi e in questo periodo dovrei avere più finestre con il bel tempo per tentare la salita. Ovviamente c’è bisogno che la situazione sanitaria a livello globale si stabilizzi, visto che in questo 2020 sono state bloccate tutte le spedizioni. Altro fattore è quello relativo al budget; solo il permesso costa quasi 11.000 dollari, quindi non è proprio come organizzare una gita in montagna la domenica. In questa avventura voglio includere la realizzazione di un documentario e di un libro anche per rendere il tutto più appetibile ad eventuali sponsor. In ogni caso anticipo che l’Everest, circostanza in cui sarei il primo a livello mondiale con pluriamputazioni inferiori e superiori, è il primo scalino che mi catapulterebbe verso la sfida delle Seven Summits (scalare la montagna più alta di ogni continente).
Se ti diciamo Alex Zanardi?
Non conosco Alex di persona, non ho mai avuto modo di incontrarlo nemmeno in ambito sportivo. Sono molto dispiaciuto per quello che gli è successo e mi ricorda quanto queste avventure siano emozionanati, ma al contempo rischiose. So che per molti è stato un modello, ma sarò sincero: nemmeno quando ero in ospedale ho pensato a Zanardi per trovare la forza di ricominciare. Sentivo che io ero la mia convinzione, che sarei tornato a fare quello che avevo fatto fin lì.
Durante questa prova quali sono stati i momenti più difficili?
La mattina alla partenza c’era il vento contrario e la nebbia, ma la pedalata non presentava troppi rischi. Anche la parte fino in vetta e quella che mi ha riportato al rifugio Orto di Donna è filata via liscia. La corsa è il momento che mi ha stremato di più. Sapevo che sarrei arrivato stanco e controllare le protesi era davvero difficile. Soprattutto la parte della strada di cava, visto il fondo sconnesso, non è stata semplice. L’ultima parte, invece, è stata provante sotto il profilo dell’equilibrio sulle protesi. In totale ci ho messo 12 ore, con 10 ore e 50 di movimento. Quel giorno non mi sono fermato dall’alba al tramonto.
Conosci bene le Apuane?
Sì conosco bene queste montagne. In arrampicata ne ho fatte tante e tra l’altro nei prossimi mesi vorrei anche provare a tracciare alcune nuove linee invernali. Ho cominciato a venire qui da piccolo con mio papà, prima facendo trekking, poi sono passato alle ferrate e dopo ho cominciato a muovere i prima passi nel mondo dell’alpinismo.
In questo progetto non c’è solo divertimento o voglia di mettersi alla prova, giusto?
No, infatti, quest’anno ho avuto modo di mettermi in contatto con la Fondazione Umberto Veronesi ed è nata l’idea di dedicare le mie fatiche a qualcuno (per donare clicca su QUESTO LINK) mi ha dato uno stimolo ancora più grande. Non solo, l’idea della donazione mi piace particolarmente perché questo mio nuovo cammino è nato proprio grazie a una raccolta fondi on-line.
Il prossimo from 0 to 0?
Tra non molto andrà in scena il capitolo 1 (questo era lo zero) dove attraverserò l’Etna in Sicilia. Saremo sul territorio dal 25 al 31 di ottobre e il giorno migliore a livello di meteo partiremo per provare a conquistare anche questa cima. Rispetto al Pisanino c’è più dislivello, ma meno km tra bici e corsa. Inoltre, la viabilità è infinitamente migliore e quindi anche tutta la logistica riuscirà a seguirmi meglio. Il prossimo anno invece ho in mente di fare un from 0 to 0 sul monte Rosa. Sarà parecchio tosto perché durerà una settimana. Mi aspettano 250 km in bicicletta da Genova fino alla punta e una volta raggiunta, dal giorno dopo, tornerò a Genova a corsa percorrendo circa 40 km al giorno.
Hai anche scritto un libro “Voglio correre più veloce della meningite”
Sì, circa 2 anni fa e a Natale dovrebbe uscirne un altro. Si tratta di una biografia della mia storia. In questo primo libro non parlo molto di montagna, perchè in quel tempo non avevo ancora fatto grandi cose. Assieme ad alcuni amici avevo ricominciato ad approcciare l’arrampicata, ma con sole 2 dita in pratica per me non era semplice.
Devi convincere un turista a visitare le Apuane e la Garfagnana, cosa gli dici?
Negli ultimi anno ho visitato posti spettacolari e sono stato parecchio in giro, ma quando torno sulle Apuane sento un profumo diverso e questo per me le rende speciali. Si tratta di un posto magnifico, quasi unico nel suo genere, una catena che sfiora i 2.000 metri e che si affaccia sul mare, unendo un territorio magnifico. Chi ama la montagna deve passare da qui almeno una volta.
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