La Befana garfagnina: storia, tradizioni e leggende di una volta

Chi è la Befana? Quali sono le sue origini? Ecco tutto quello che dovete sapere

Diciamolo chiaramente, Babbo Natale è un personaggio che ci hanno propinato alcune leggende nordiche riadattate poi dai paesi anglosassoni ed ulteriormente edulcorate nientepopodimeno che dalla Coca Cola (tanto per dire in origine Santa Klaus aveva il proprio abito di colore verde e non l’attuale rosso fiammeggiante imposto dal colosso americano delle bevande gassate).

Per noi garfagnini il Natale era una festa puramente religiosa e nessun bambino per la Santa Natività si aspettava dei doni perchè a questo compito ci pensava la Befana che tutti i piccoli attendevano con un misto di trepidazione e paura. Trepidazione perché era una delle poche, se non l’unica occasione per ricevere regali (seppur modesti). Paura perché se durante l’anno non si erano comportati da buoni e bravi ragazzetti al posto dei regali avrebbero ricevuto del carbone.

La sera del 5 gennaio i bambini andavano a letto non senza aver appeso la calza al caminetto e sopratutto non bisognava dimenticarsi di lasciare un “fascetto” di fieno davanti alla porta di casa per far mangiare il “miccio” (n.d.r:asino) della Befana e anche della legna secca per far scaldare la povera vecchina. Alle cinque del mattino del 6 gennaio le campane cominciavano a suonare a festa e tutti i ragazzi saltavano giù dal letto e correvano a vedere davanti alla porta. Non trovando più nè fieno nè fascine perchè l’asinello aveva mangiato e la Befana si era riscaldata, andavano a scrutare la calza del camino.

 

I doni che ricevevano i nostri nonni erano fatti di una befana povera: un’arancia, al massimo due, nocciole, noci, mele, castagne e fichi secchi e ai bambini benestanti poteva capitare di trovare addirittura una fettina di panforte, ma il pezzo forte (come per tutti i bimbi del mondo) erano i giocattoli. Alle bimbe di solito capitavano bamboline di cencio riempite di segatura,mentre ai maschietti regalavano trottole di legno, animaletti intagliati e sempre a quei pargoli di buona famiglia i famosi soldatini di piombo (vera invidia di tutti i piccoli del paese).

Tutti questi giochi non venivano acquistati nei negozi naturalmente, ma di solito erano opera del babbo o del nonno che in gran segreto li costruivano quando il bimbo la notte andava a dormire. Ma cosa c’era di più bello quando poi arrivava l’ora di mangiare i “befanini”? Nella Garfagnana storica erano i biscotti che le massaie usavano fare per il periodo natalizio, così chiamati perché tradizione vuole che vengano preparati il giorno della Befana. I befanini rimangono i biscotti dei nostri nonni.

Una fabbricazione rustica fatta da cuore e mani contadine; ogni famiglia aveva la sua ricetta, chi metteva più burro, chi più uova, ma quello che li rendeva (e le rende) unici e simpatici è il suo impasto che veniva tagliato con formine di varie figure: cuori, stelle, animali, omini e così via, il tutto ingentilito con guarnizioni colorate.

 

I più piccoli le trovavano dentro la calza, poi le mamme ne preparavano in gran quantità per tutta la famiglia. Scambiarsi i befanini era un rito, l’operazione era affidata ai più piccoli che durante il tragitto non resistendo alla loro bontà per metà se li mangiavano e il resto lo consegnavano agli amici e parenti. Venivano anche regalati alle persone che la sera del 5 gennaio passavano di porta in porta ad annunciare la Befana cantando appunto “le befanate”.

Già “le befanate”. Qui affondiamo le nostre radici ancor più in profondità. Si ha la prima notizia documentata dei canti della befana nella nostra zona a Barga nel 1414 quando si parla dell’Epifania precisamente nel “liber maleficiorum” l’attuale codice penale. In un paragrafo si commina un’ammenda di dieci soldi “per ciascuna persona ardisca, la notte della Befana, di andare alla casa di qualsiasi persona di Barga a dire quelle disoneste parole, le quali sono state dette per l’adietro, sotto pena di soldi dieci, a ribadire per ciascuna persona e per ciascuna volta che la vigilia dell’Epifania canterà quelle brutte cose che si usano da lungo tempo”.

Invece sono canti bellissimi, legati al mondo contadino, canti tradizionali di questua che si eseguono alla vigilia dell’Epifania a partire dall’imbrunire fino a notte. In Garfagnana la tradizione è tutt’oggi viva più che mai. I cantori guidati dal suonatore (accompagnato di solito da fisarmonica o chitarra) precedono di pochi passi la Befana ( che spesso è un uomo travestito da donna perchè anticamente la donna non poteva nè recitare nè mascherarsi) e il befanotto (il consorte della befana) che si avvicina alle porte delle case cominciando di fatto il canto.

 

Il canto della Befana è formato da “stanze” di otto versi ciascuna, si compone in tre parti: un saluto, una parte centrale e una di ringraziamento o di offesa se i cantori non ricevono nessuna offerta. Trattandosi di un rito che affonda le sue radici nel mondo contadino la maledizione va a colpire gli interessi più prossimi della massaia, come il pollaio. Uno dei testi maggiormente diffusi recita infatti: “E se nulla non ci date pregherem per la galline dalle volpi e le faine che vi sian tutte mangiate”. Se poi in casa c’è qualche giovane o meno giovane donna non ancora sposata, l’invettiva si trasferisce su di lei: “E se nulla non ci date via piangendo ce ne andremo la Madonna pregheremo che marito non troviate”.

Ma chi è in “verità” la Befana? Leggenda vuole che i Tre Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchietta. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per raggiungere Betlemme perché la era nato il Salvatore, ma la vecchia non seppe darle nessuna indicazione. I Re Magi chiesero quindi alla vecchietta di unirsi a loro ma lei rifiutò perché aveva molto lavoro da sbrigare. Dopo che i tre Re se ne furono andati la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse non riuscì più a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino. Così ogni anno la sera dell’Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un dono.

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