Sagre. Da nemiche a risorse per il territorio, è possibile?

Maltrattate, accusate e denigrate. Ma siamo sicuri che anche questi eventi non possano essere messi al servizio della promozione?

L’eterna lotta tra il bene e il male, tra Apple e Android, mare o montagna per le vacanze e assieme a queste non può mancare quella che vede contrapporsi sagre e ristoratori. Uno scontro senza quartiere che va avanti da anni, fatto di scontenti e lamenti. Nessun compromesso, nessun accordo o soluzione e un unico ricorrente punto di vista che inquadra le feste paesane come nemiche.

E da un certo punto di vista è comprensibile: mettiamoci nei panni di un proprietario che durante i mesi estivi (quelli con il maggior giro) si vede portare via una fetta di fatturato da tutta una serie di eventi, con fornitori e dipedenti da pagare. Eppure, per quanto possa sembrare facile pronunciarsi a favore di una parte, è anche vero che se si decide di guardare una cosa per tutta la vita con la stessa prospettiva non si avrà mai modo di analizzarla e giudicarla nella sua interezza.

Premessa

Doveroso è sottolineare che questa vuole essere solo una riflessione innocente e che il ragionamento non è applicabile al bienno 2020-2021, periodo in cui le attività legate alla ristorazione hanno subito un colpo tremendo. La bandiera bianca alzata da quasi tutte le associazioni è ben accetta ed è l’occasione per capire che la collaborazione è possibile, ma non deve esserci solo quando le cose vanno male.

Quello che vogliamo fare è cercare di capire se ci siano i modi e le possibilità per sfruttare questi eventi e catalizzare l’attenzione di chi partecipa sul territorio dove prendono luogo, per far scoprire l’offerta turistica sotto tutti i punti di vista.

Analisi

Fondamentalmente il problema è simile a quello che vivono anche altre realtà e località più “stanziali” e cioè l’avere a che fare con il turista d’occasione. In questo specifico caso però, il problema non può essere aggirato, visto che la sagra o la festa di paese sono occasionali per definizione. Pochissimi, dunque, scelgono di strutturare una permanenza in Garfagnana in base alla presenza di questi eventi e il risultato è una concentrazione massiccia in pochi giorni di persone che raggiungono la sagra, magnano e tornano da dove sono venuti.

Uno spreco vero e prorpio, diciamo noi, perché forse è proprio qui che la sagra potrebbe essere messa al servizio del territorio, dedicando uno spazio alla possibilità di far entrare tutti i partecipanti in contatto con ciò che il resto del contesto ha da offrire.

Cosa fare?

La parola d’ordine è sempre conversione e l’idea, o almeno una bozza di idea, è di approfittare della massiva presenza di pubblico da poter intercettare in maniera analogica, se così si può dire, dando lo spunto per informarsi sul resto proposto dal territorio. Dovendo provare a visualizzare il concept si potrebbe dire che ci immaginiamo una sorta di info point mobile che attraverso materiale multimediale e non tenta di attirare quelli che domani potrebbero diventare potenziali turisti pronti a soggiornare per un periodo ben più lungo.

Un’idea molto interessante per un info point mobile da parte del comune di Cagliari

Periodo che potrebbero spendere non solo per conoscere il territorio e provare le attività praticabili su di esso, ma anche per poter ritornare sui prodotti tipici che queste feste tanto pubblicizzano, provando le ricette dei ristoranti aperti tutto l’anno. In questo senso la sagra e la festa di paese dovrebbero diventare una finestra sul territorio e tramite un progetto capace di collagare le due realtà andare a incrementare l’interesse nei confronti dell’offerta turistica.

Precisazione

Come già detto questa riflessione non intende né schierarsi né dare contro a una categoria piuttosto che a un’altra. Vogliamo, però, che tutti gli operatori della ristorazione, i quali lavorano duramente tutto l’anno, sappiano che nel nostro piccolo abbiamo ben chiara la differenza tra certi tipi di eventi, i cui ricavi vengono impiegati per mantenere e riqualificare realtà di grande importanza turistica, e altri che hanno un fine meno “nobile”. Tolto questo ciò che ci interessa di più è arrivare a una convivenza pacifica e anzi, riuscire a sviluppare una formula per cui sagre e feste paesane possano diventare un’occasione per promuovere il territorio.

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