Lorenzo Shoubridge sbaraglia la concorrenza nella categoria “mammiferi” con uno scatto che rappresenta l’essenza di queste montagne

Oltre 68.000 immagini da quasi 70 paesi in tutto il mondo hanno raggiunto la 24^ edizione di Montphoto, concorso indetto dall’omonima associazione che tra gli obbiettivi principali ha la difesa dell’ambiente. Lorenzo Shoubridge, classe 1981 originario di Camaiore, ha conquistato il primo premio nella categoria “mammiferi” con un ritratto di due lupi appenninici che vagano sui sentieri del monte Corchia durante la notte.

Un’immagine evocativa che mostra il lato delle Apuane più nascosto e selvaggio, lo stesso che ci ricorda quanto dovremmo rispettare questo ecosistema, visto che non siamo di certo gli unici a goderne. Crediamo che se il lupo (e i due esemplari in particolare) avessero coscienza di questo premio lo considererebbero come un bel riscatto dopo tanti anni difficili tra persecuzione e spopolamento. Si tratta, infatti, di una specie importantissima per l’ecosistema, dal momento che è l’unico predatore in grado regolare la popolazione di cinghiali, caprioli e altri ungulati. Questi ultimi animali, nonostante la loro bellezza, finiscono per rovinare la flora boschiva, poiché si nutrono della corteccia degli alberi e della vegetazione circostante. L’assenza del lupo come predatore, quindi, provoca il lento deterioramento di
boschi e foreste.

Lorenzo parlaci un po’ di te…

La passione per la natura in generale è partita fin da quando ero piccolo e ha giocato un ruolo fondamentale nel percorso di studi che ho intrapreso. Dopo il diploma come perito agrario mi sono appassionato all’entomologia, la scienza che studia gli insetti, e alla biologia in generale, avvicinandomi al mondo delle scienze naturali e da lì il passo verso la fotografia naturalistica è stato breve.

Nel 2011 divento fotografo naturalista semi-professionista e dal 2013 inizio a collaborare con riviste di settore e agenzie fotografiche. Nel 2015 arriva la qualifica come Oasis Photographer assegnatami dalla prestigiosa rivista di natura italiana Oasis e la collaborazione con la stessa. La passione e l’amore per la fotografia, ma soprattutto per la natura e l’avventura che si muovono dietro a questo genere di scatti fa maturare in me nuove consapevolezze e il desiderio sempre più grande di provare a comunicare attraverso le mie foto la celebrazione della natura stessa e delle emozioni che si provano dinanzi a essa.

Si può dire come hai fatto la fotografia?

Per fare questo tipo di scatti è necessario allestire una trappola fotografica. Ce ne sono molte in commercio e quelle che uso io utilizzano sensori a infrarossi collegati alla reflex. Con una centralina gestisco una serie di flash che illuminano la scena quando è buio.

Per lo scatto che ha conquistato il primo premio ho impiegato circa 6 mesi. All’interno delle Apuane ci sono più branchi ed è questione di tempo prima di trovare un punto di passaggio. L’importante è rispettare questo meraviglioso ecosistema senza far sentire gli animali minacciati.

Cosa ci dici delle Apuane?

Sono le mie montagne, ho passato moltissimo tempo su questi pendii. A un certo punto mi facevo anche 6 uscite a settimana per recuperare il materiale che gli appassionati possono trovare all’interno del libro. Si tratta di un territorio davvero molto particolare. Questa catena, infatti, è molto vicina alla civiltà; da una parte c’è la costa versiliese e dell’altra la Garfagnana.

Garfagnana Dream

Quando, però, ci si immerge tra le gole e gli anfratti si viene catapultati in un universo lontano da tutto e tutti dove si riesce a percepire la natura selvaggia. C’è un’incredibile biodiversità sia per quanto riguarda la fauna che la flora e dal punto vista naturalistico rimangono alcune delle montagne più interessanti in circolazione.

Hai anche “scritto” un libro, giusto?

Sì e appunto l’ho intitolato “Apuane terre selvagge” (clicca QUI per acquistare una copia). Si tratta di una raccolta fotografica durata oltre sei anni che ho deciso di trasformare in un libro fotografico. L’idea è stata quella di intraprendere un viaggio lungo quattro stagioni attraverso i suoni e i colori che permeano le Apuane, queste magnifiche montagne dove la vita rimane selvaggia e ancora esistono, se si sa cercarli, veri e propri angoli di Wilderness.

Il libro porta sulle vette più alte della catena e nei pertugi più nascosti alla ricerca dell’intimità con le creature più sensibili di questo fragile ecosistema. Si viaggia avvolti tra le nebbie e i colori del Fato Nero dove antiche leggende ancora oggi riecheggiano e incontreremo il lupo appenninico, importante presenza per il parco e icona di questi luoghi. Attraverso le fotografie il lettore può immergersi nelle gelide acque dove il merlo acquaiolo, il granchio di fiume o la biscia dal collare cacciano le loro prede e con un occhio al cielo osservare la maestosa aquila reale che come una dea alata veglia su queste lande senza tempo.

L’evento a due ruote (a pedali) più duro che si veda da queste parti, e non solo, centra un altro grande successo nonostante le difficoltà del 2020

Prima di tutto vi consigliamo di segnarvi le date dell’edizione 2021, che si svolgerà nei giorni 29 e 30 maggio e la dritta che vi diamo è di approfittare del tempo per allenarvi, perché la Epic non fa sconti. Quest’anno non è stato semplice per l’organizzazione portare a termine l’evento, ma alla fine i numeri hanno dato ancora una volta ragione a una formula che permette al partecipante/turista di immergersi completamente nel territorio per scoprire tutte le meraviglie che questo ha da offrire. Con Daniele Saisi, presidente dell’associazione, abbiamo analizzato i numeri registrati e riflettuto sull’importanza della Epic a livello di promozione della zona.

Daniele abbiamo visto che alla fine qualcuno si è presentato per questa Epic ed Epic Day 2020…

Sì, siamo molto contenti per come è andata questa edizione, soprattutto se pensiamo alla situazione di qualche mese fa. Alla fine i partecipanti alla Epic hanno raggiunto quasi quota 300, mentre la Epic Day ha toccato a sua volta un buon numero di iscritti. Al centro dei nostri pensieri c’è la versione più tosta, quella che si svolge su due giorni, ma è logico che se vogliamo richiamare ancora più appassionati la Epic Day sia un’occasione d’oro visto che logisticamente è più snella quanto a gestione.

Proprio riguardo ai partecipanti ci sono dei dati interessanti…

Vero, le statistiche indicano che circa il 50% degli iscritti rispetto al 2019 è “nuovo”, nel senso che partecipano alla Epic per la prima volta. Il resto della percentuale si divide tra chi ha partecipato a 2 o 3 edizioni e chi ha partecipato l’anno precedente. Da una parte assistiamo quindi a una sorta di ricambio, mentre a oggi sono circa 20 le persone che hanno preso parte a tutte le uscite della Epic. Il primo dato è ovviamente quello più interessante per noi e quello che testimonia lo “stato di salute” dell’evento, dimostrando come man mano il nome si stia espandendo.

Chi è che è arrivato da più lontano?

Purtroppo per via del Covid quest’anno sono mancati alcuni stranieri. Chi ha fatto più chilometri per partecipare sono due persone proveniente da Danimarca e Inghilterra. Lo scorso anno si sono presentati dalla Russia, ma abbiamo visto anche francesi, tedeschi, olandesi e belgi nel corso degli anni. I partecipanti italiani arrivano principalmente dalla provincia di Lucca, mentre l’Emilia Romagna si conferma come territorio in cui la Epic ha fatto più conquiste per il momento. Abbiamo avuto anche appassionati provenienti da Roma e ogni anno riescono sempre a coinvolgere amici. Per adesso diciamo che ci siamo radicati più nel centro nord, ma siamo ancora giovani c’è tempo per farsi tanti nuovi amici.

Qual è il feedback dei partecipanti una volta tagliato il traguardo (chi ci arriva)?

Abbiamo ricevuto molti complimenti per l’organizzazione e per come l’evento è strutturato. Qualche strigliata è arrivata da parte di chi sostiene che il percorso sia troppo duro e che alcune discese siano parecchio difficili, anche se, in tutta sincerità, queste sono le critiche che ci fanno sorridere di più. Dall’inizio volevamo un evento che avesse il sapore della sfida, che davvero regalasse il gusto della soddisfazione a chiunque fosse in grado di portarlo a termine. Per noi la Epic è questo, non può essere alla portata di tutti e non può essere la passeggiata della domenica con gli amici.

Però non sarà mai una gara, giusto?

No, esatto non sarà mai competitiva per diversi motivi. In primis a noi non piace l’idea di competizione applicata a un evento volto a far scoprire il territorio.Vogliamo che le persone si divertano, abbiano la possibilità di fermarsi tranquillamente a un ristoro, scattare un foto per il concorso che proponiamo ogni anno e in generale far sì che possano godersi tutti gli scorci che questo posto ha da offrire. Una gara inoltre prevederebbe responsabilità diverse, autorizzazioni, medici e ambulanze sul percorso e quindi la già complessa logistica rischierebbe di non riuscire a reggersi più in piedi.

Il concorso fotografico è per i partecipanti o per il pubblico?

Esclusivamente per i partecipanti ed è un concorso che va avanti dal 2015. Ognuno può inviare fino a un massimo di quattro foto che saranno valutate dal circolo Fotocine Gargafagnana. Ovviamente ci sono anche premi in palio per i primi 3 classificati. Il primo posto prevede 1 fine settimana in Garfagnana, che viene offerto da un agriturismo ogni anno diverso, il secondo è sempre un wee kend, ma il vincitore è atteso presso una struttura balneare di Viareggio e per il terzo classificato c’è un cesto di prodotti tipici messo in palio da Garfagnana Coop.

Sappiamo le date della prossima edizione, ci sono novità?

Sul calendario bisogna segnare il 29 e il 30 maggio, mentre per quanto riguarda le novità diciamo che abbiamo in mente più idee per la Epic Day. Quest’anno ha riscosso un grandissimo successo, ma non abbiamo raggiunto i crinali dell’Appennino e per il 2021 vorremo toccare i 1.800 metri. Il percorso è già on line sul nostro sito e in breve si può dire che invece di 4 salite e 4 discese ci sarà una sola salita e una sola discesa. La Epic classica, invece, punta in alto, visto che vogliamo arrivare sul monte Prado, la cima più alta della Toscana, ma dobbiamo ancora verificare la fattibilità. Sicuramente ci sarà da tribolare molto più dell’anno scorso.

C0sa rende la Epic così speciale?

Personalmente credo che oltre al fattore sportivo quello che ha permesso alla manifestazione di andare avanti e riscuotere tanto successo è il senso di partecipazione che genera in tutta la comunità. Sentire gli abitanti delle frazioni o dei piccoli borghi che ci chiedono di passare dal loro abitato, vedere quelli coinvolti che preparano punti ristoro senza che nessuno chieda niente e ancora altri semplici gesti come striscioni per salutare il passaggio della Epic. Ancora più soddisfazione arriva dal fatto che gli stessi abitanti ci dicono che dopo il passaggio dell’evento ci sono molti ciclisti che tornano a battere quei sentieri animando un po’ le varie zone.

Perché è importante insistere adesso?

Ci troviamo in un momento storico un po’ controverso. Da una parte la pandemia ha messo in ginocchio settori interi, ma ha dato modo a un territorio come la Garfagnana di attrarre una miriade di persone che negli ultimi anni si erano allontanate dall’idea di trascorrere del tempo in questi ambienti. Soprattutto il cicloturismo ha avuto un boom incredibile, aiutato dal fatto che oggi le bici a pedalata assistita consentono praticamente a tutti di macinare chilometri anche in alta montagna. Abbiamo bisogno che gli enti si prendano cura con costanza della sentieristica e che le strutture ricettive comincino a offrire servizi come colonnine per la ricarica delle batterie delle biciclette. Il nostro terrtitorio da solo è in grado di garantire afflusso turistico e opportunità per tutti, bisogna fare un piccolo passo per consolidare il turismo, soprattutto quello esperienziale, come realtà.

Non ci vuole molto per capire come la Epic rappresenti una vetrina di inestimabile valore per tutta la Garfagnana. Il turismo esperienziale è a oggi una delle risorse su cui puntare di più per lo sviluppo dei prossimi anni e passi avanti concreti possono essere fatti solo operando investimenti ed adeguamenti uniti a una comunicazione efficace. Lunga vita alla Epic!

photo credits: Circolo Fotocine Garfagnana

Una storia da ricordarsi la prossima volta che trovate una scusa per fare i pigri

Diciamoci la verità, anche i più allenati tra noi farebbero fatica a cimentarsi in una prova del genere. Circa 120 km totali tra bicicletta, corsa, arrampicata e viceversa no stop dal mare di Lerici fino alla punta della montagna più alta della Alpi Apuane, il Pisanino (1946 m). Questo, in breve, è il percorso che ha visto protagonista Andrea Lanfri, 34 anni il 26 novembre originario di Sant’Andrea di Compito (LU), che sabato 26 settembre 2020 ha siglato il primo capitolo di una serie di sfide in attesa di un appuntamento molto importante, ma per Andrea queste sono avventure all’ordine del giorno.

Andrea ci racconti la tua storia?

la mia nuova storia parte dal 2015, quando una mattina mi sveglio improvvisamente con la febbre altissima che aumenta sempre di più. Non passa molto tempo prima di entrare in coma e da lì non ricordo più niente. Un mese e mezzo dopo mi ritrovo in un letto di ospedale a Firenze senza ancora sapere il motivo. Non avevano amputato niente al momento, ma non riuscivo a muovere gli arti e dopo l’operazione sono stato al San Luca per quasi 6 mesi. Avevo contratto la meningite con sepsi meningococcica e per uscirne ho dovuto dire addio a 7 dita e una parte delle gambe da poco sotto il ginocchio. Una perdita pesante, senza dubbio, ma sentivo che la voglia di tornare a fare quello che facevo prima divampava.

Come nasce from 0 to 0?

Mi sto allenando moltissimo per il progetto Everest, di cui vi parlerò a breve, che spero possa realizzarsi nel 2021 e unendo bici, corsa e montagna, ho deciso di provare l’impresa no-stop. Per me è un’altra occasione in cui mettermi alla prova e superare i miei limiti. Alcune persone si sono cimentate nel “from 0 to the top”, ma nessuno è mai tornato al punto di partenza dopo aver raggiunto la vetta. In più, molti hanno iniziato a consigliarmi un allenamento che unisse bici e corsa, magari mettendole assieme nel corso della stessa giornata.

A noi non piace fare troppe distinzioni tra diversamente abili e normodotati e crediamo che il tuo sia un esempio stupendo per i primi, ma ancora di più per i secondi visto che spesso e volentieri si danno troppe cose per scontate. Cosa ti ha spinto a seguire questa strada?

Non credo ci sia una risposta precisa per queste domande. Sono cose che senti dentro. Ad esempio, non è passato molto tempo prima che mi rimettessi in gioco. Nel 2016 ho iniziato a correre con un paio di protesi in fibra di carbonio, acquistate grazie ad una raccolta fondi on-line e dopo tanti allenamenti ho cominciato a vincere gare a livello italiano. Da lì è arrivata la convocazione in nazionale e a Londra nel 2017 sono diventato, nel nostro paese, il primo atleta uomo a correre con doppia amputazione degli arti inferiori sotto i 12 secondi (11:46) nei 100 metri piani.

Vuoi davvero salire sull’Everest? Sono oltre 4 Pisanini uno sopra l’altro…

Partirei anche domani se potessi, ma il periodo ottimale è quello premonsonico a primavera. Staremo fuori circa due mesi e in questo periodo dovrei avere più finestre con il bel tempo per tentare la salita. Ovviamente c’è bisogno che la situazione sanitaria a livello globale si stabilizzi, visto che in questo 2020 sono state bloccate tutte le spedizioni. Altro fattore è quello relativo al budget; solo il permesso costa quasi 11.000 dollari, quindi non è proprio come organizzare una gita in montagna la domenica. In questa avventura voglio includere la realizzazione di un documentario e di un libro anche per rendere il tutto più appetibile ad eventuali sponsor. In ogni caso anticipo che l’Everest, circostanza in cui sarei il primo a livello mondiale con pluriamputazioni inferiori e superiori, è il primo scalino che mi catapulterebbe verso la sfida delle Seven Summits (scalare la montagna più alta di ogni continente).

Se ti diciamo Alex Zanardi?

Non conosco Alex di persona, non ho mai avuto modo di incontrarlo nemmeno in ambito sportivo. Sono molto dispiaciuto per quello che gli è successo e mi ricorda quanto queste avventure siano emozionanati, ma al contempo rischiose. So che per molti è stato un modello, ma sarò sincero: nemmeno quando ero in ospedale ho pensato a Zanardi per trovare la forza di ricominciare. Sentivo che io ero la mia convinzione, che sarei tornato a fare quello che avevo fatto fin lì.

Durante questa prova quali sono stati i momenti più difficili?

La mattina alla partenza c’era il vento contrario e la nebbia, ma la pedalata non presentava troppi rischi. Anche la parte fino in vetta e quella che mi  ha riportato al rifugio Orto di Donna è filata via liscia. La corsa è il momento che mi ha stremato di più. Sapevo che sarrei arrivato stanco e controllare le protesi era davvero difficile. Soprattutto la parte della strada di cava, visto il fondo sconnesso, non è stata semplice. L’ultima parte, invece, è stata provante sotto il profilo dell’equilibrio sulle protesi. In totale ci ho messo 12 ore, con 10 ore e 50 di movimento. Quel giorno non mi sono fermato dall’alba al tramonto.

Conosci bene le Apuane?

Sì conosco bene queste montagne. In arrampicata ne ho fatte tante e tra l’altro nei prossimi mesi vorrei anche provare a tracciare alcune nuove linee invernali. Ho cominciato a venire qui da piccolo con mio papà, prima facendo trekking, poi sono passato alle ferrate e dopo ho cominciato a muovere i prima passi nel mondo dell’alpinismo.

In questo progetto non c’è solo divertimento o voglia di mettersi alla prova, giusto?

No, infatti, quest’anno ho avuto modo di mettermi in contatto con la Fondazione Umberto Veronesi ed è nata l’idea di dedicare le mie fatiche a qualcuno (per donare clicca su QUESTO LINK) mi ha dato uno stimolo ancora più grande. Non solo, l’idea della donazione mi piace particolarmente perché questo mio nuovo cammino è nato proprio grazie a una raccolta fondi on-line.

Il prossimo from 0 to 0?

Tra non molto andrà in scena il capitolo 1 (questo era lo zero) dove attraverserò l’Etna in Sicilia. Saremo sul territorio dal 25 al 31 di ottobre e il giorno migliore a livello di meteo partiremo per provare a conquistare anche questa cima. Rispetto al Pisanino c’è più dislivello, ma meno km tra bici e corsa. Inoltre, la viabilità è infinitamente migliore e quindi anche tutta la logistica riuscirà a seguirmi meglio. Il prossimo anno invece ho in mente di fare un from 0 to 0 sul monte Rosa. Sarà parecchio tosto perché durerà una settimana. Mi aspettano 250 km in bicicletta da Genova fino alla punta e una volta raggiunta, dal giorno dopo, tornerò a Genova a corsa percorrendo circa 40 km al giorno.

Hai anche scritto un libro “Voglio correre più veloce della meningite”

Sì, circa 2 anni fa e a Natale dovrebbe uscirne un altro. Si tratta di una biografia della mia storia. In questo primo libro non parlo molto di montagna, perchè in quel tempo non avevo ancora fatto grandi cose. Assieme ad alcuni amici avevo ricominciato ad approcciare l’arrampicata, ma con sole 2 dita in pratica per me non era semplice.

Devi convincere un turista a visitare le Apuane e la Garfagnana, cosa gli dici?

Negli ultimi anno ho visitato posti spettacolari e sono stato parecchio in giro, ma quando torno sulle Apuane sento un profumo diverso e questo per me le rende speciali. Si tratta di un posto magnifico, quasi unico nel suo genere, una catena che sfiora i 2.000 metri e che si affaccia sul mare, unendo un territorio magnifico. Chi ama la montagna deve passare da qui almeno una volta.

I profumi del vin brulé, delle mondine, della polenta e le altre prelibatezze della stagione autunnale non invaderanno le vie dei borghi

Nulla di irreparabile secondo noi, perché tutto il buono che la Garfagnana ha da offrire in questo periodo potete trovarlo, come sempre, nei ristoranti dell’intero territorio. Quelle domeniche all’aria aperta tra i lastritcati dei paesi sparsi per i cucuzzoli, però, ci mancano già. Secondo noi il fatto che le varie feste autunnali non vadano in scena non è un buon motivo per non tornare a visitare questi luoghi, anzi, è sicuramente il momento migliore per goderseli nella pace e nel silenzio che sanno offrire.

Festa della castagna a Cascio

In questo articolo vogliamo ricordare i vari appuntamenti che proprio dal prossimo weekend sarebbero entrati nel vivo, a cominciare dalla castagnata di Cascio, di solito apripista per la serie di eventi. L’associazione, la stessa che organizza la sagra delle Crisciolette, avrebbe proposto, come nel resto dei casi, un percorso degustativo attorno all’abitato. Mondine, necci, frittelle di farina di castagne, polenta di Formentone 8 file e di neccio, bombonecci, biroldo, soppressata, pane di farina di castagne con noci e tanto altro sarebbero stati i protagonisti di una giornata all’insegna dei sapori tipici della zona.

Festa del vino a Riana

Altro appuntamento in crescita a livello di gradimento e partecipazione degli ultimi anni. La festa del vino che sarebbe andata in scena nel paese di Riana è organizzata su un percorso gastronomico che consente di visitare tutto il paese dall’antipasto fino al dolce. Qui (ma non solo) si trova l’infarinata, altra specialità tipica della Garfagnana, oltre al vin brulé ovviamente, e il pomeriggio l’intrattenimento è offerto dalla corsa delle botti, dove tutti possono partecipare e provare a vincere spingendo la botte su per i terrazzamenti che accolgono i filari del vino che si fa qui.

Castagnata a Lupinaia

Già che siamo  da queste parti parliamo anche dell’altra festa relativa al comune di Fosciandora, la castagnata di Lupinaia. Si tratta di uno dei borghi più suggestivi dell’intera valle e vista la posizione è possibile godere di uno scorcio sulle Apuane molto suggestivo, soprattutto se al tramonto il cielo decide di scaldarsi.

Fiera di ottobre a Castiglione

Di sicuro una delle più attese e anche delle più grandi, visto che può approfittare dell’estensione del borgo stesso. Questa sarebbe stata la 14^ edizione e oltre alla consueta passeggiata gastronimica la fiera di ottobre avrebbe dato spazio anche alla fiera del bestiame, alla mostra micologica e alla rassegna del tartufo scorzone, del fungo e della castagna.

Castiglione Garfagnana

Sapori d’Autunno a Pieve Fosciana

A cinque minuti da Castelnuovo di Garfagnana un altro evento che avremmo visto in questo periodo è la festa dedicata ai sapori dell’autunno di Pieve Fosciana. Si tratta di un paese il cui centro storico riserva angoli e scorci rustici appartenenti alla tradizione locale, gli stessi che si possono vivere in estate durante la festa del Formentone 8 file. L’evento ha più le sembianze di una sagra, visto che di norma c’è un menù servito al tavolo. Il pomeriggio, poi, non sarebbero mancate mondine, necci e frittelle.

 

Festa della Castagna a Careggine

La terrazza sulle Apuane per eccellenza è uno tra gli altri borghi che avrebbero allietato i weekend autunnali. Careggine, infatti, è uno dei punti migliori per godersi la natura incontaminata di questa parte di territorio e i sapori che la tradizione ha da offrire. Attrazione principale della manifestazione è la Fiera d’Autunno e oltre alla degustazione di mondine necci ecc dalle 12:00 sarebbe stato possibile sedersi al tavolo per assaporare i piatti tipici.

Castelnuovo città della Castagna

Nome con una certa assonanza, vero, ma anche il capoluogo ha la sua “non” festa. La Castagnata che andrebbe in scena a Castelnuovo di Garfagnana durante il secondo weekend di dicembre si svolge nella piazza Umberto I e nel centro storico, dove si può scegliere tra mondine, necci, frittelle bomboloni e altro ancora. Ad accompagnare l’evento ci sarebbe stato anche un mercatino con prodotti tipici e non solo.

Castagnata in riva al lago

L’Associazione Lago Sì avrebbe organizzato durante l’ultima domenica del mese l’8^ edizione della castagnata in riva al lago di Pontecosi. Il programma avrebbe previsto un pranzo a base di polenta di neccio e ossi, maccheroni di castagne fatti in casa e piatto freddo tipico garfagnino. Nel corso della giornata, poi, ci sarebbe stata la possibilità di assaggiare necci con ricotta, frittelle di neccio, bombonecci, manafregoli, castagnaccio, mondine, vin brulé e cioccolata calda.

Lago di Pontecosi

 

Polenta nella tradizione

Per gli appasionati del genere ci sarebbe stato l’appuntamento con il gruppo folclorico “La Muffrina” di Camporgiano, con l’evento la Polenta nella Tradizione. Dalle 12,30 della domenica il centro storico di Camporgiano si sarebbe animato con un aperitivo seguito da un percorso gastronomico con polenta in varie ricette. Nel pomeriggio non sarebbero mancate attrattive come la competizione tra pasticceri, il Taton con i suoi racconti garfagnini e il tiro alla forma.

Altre feste

Sarrebbero stati molti altri ancora gli appuntamenti che ci avrebbero tenuto compagnia in questa fase dell’anno e alcuni che vogliamo citare sono: la festa della castagna di Trassilico, altro piccolo borgo che vale la pena visitare, quella a Bolognana, Metello, Roccalberti e  anche Corfino, punto da cui si può partire per innumerevoli escursioni alla volta del parco dell’Orecchiella.

Gli appassionati di motori sono attesi domenica 4 ottobre ore 10:15 nel centro storico di Castelnuovo di Garfagnana

La decima edizione del Gran Premio Terre di Canossa andrà in scena da giovedì 1 ottobre fino a domenica 4, omaggiando alcuni dei tratti appartenuti al regno di Matilde di Canossa, Regina d’Italia nel XII secolo. Torna quindi a solcare le strade garfagnine una delle gare di regolarità più famose a livello internazionale (seconda solo alla 1000 Miglia), che, come di consueto, offrirà al pubblico la possibilità di ammirare alcune delle auto di interesse storico più rare e ricercate in assoluto dal 1919 al 1976.

Oltre le difficoltà

Siamo in ritardo di qualche mese rispetto al 2019 (di solito l’evento va in scena ad aprile), ma non è difficile immaginare quanto questo periodo sia stato difficile per le realtà spotive impegnate nell’organizzazione di eventi motoristici. Come si dice: “meglio tardi che mai” e dopo la 43° edizione del rally “Il Ciocco e Valle del Serchio” siamo felicissimi di poter far di nuovo parte del percorso di una manifestazione come questa.

Gli asfalti del nostro territorio ospiteranno la carovana durante l’ultimo giorno di gara (domenica 4 ottobre), quando gli equipaggi avranno già affrontato buona parte delle 68 prove a cronometro e 6 di media. L’appuntamento per tutti è in piazza Umberto I a Castelnuovo, dove ci sarà la possibilità di gustarsi a fondo le vetture partecipanti, ma il bello della corsa è che pesserà in ressegna anche alcuni dei percorsi più suggestivi della Garfagnana.

Prima di Castelnuovo

Chi vuole godersi il rombo dei motori nel loro habitat naturale ha a disposizione diverse alternative. Si può scegliere di andare incontro alla gara o aspettarla dopo il passaggio nel centro del capoluogo. La SP13 è il tratto più spettacolare secondo noi. Si tratta della strada che collega la Versilia e Forte dei Marmi con la Garfagnana e grazie ai suoi tratti a picco sui versanti delle montagno offre una vista unica.

A noi piace dal primo all’ultimo km, ma indubbiamente il tratto centrale è quello con più fascino, visto che la strada si immerge nel cuore delle Alpi Apuane. Sempre qui è possibile vedere la carovana attraversare una delle perle che il territorio ha da offrire, il borgo di Isola Santa, che si affacia sulle acque color smeraldo dell’omonimo lago.

Isola Santa Garfagnana

Dopo Castelnuovo

Una volta superato Castelnuovo sarà possibile godersi i passaggi da una serie di località altrettanto affasciananti, prima tra tutte Castiglione di Garfagnana, uno dei borghi più belli d’Italia, da cui le auto transiteranno prima di arrivare al Casone di Profecchia, dove le strade, con tutta probabilità, saranno immerse nei colori autunnali dei boschi di faggio che ricoprono la zona.

Da qui si arriva alla biforcazione tra SP72 e SP71, il passo delle Radici a quota 1529 m s.l.m, dove gli equipaggi proseguiranno alla volta di Scandiano, ma anche se siamo al confine con la Garfagnana possiamo garantirvi che scendendo di qualche km ci sono molti tratti in cui vale la pena appostarsi per aspettare i concorrenti.

Foto: Nicolas GrandiLeonardo Papéra

Siamo tornati con la nostra serie dedicata alle reinterpretazioni e dal canto si passa alla danza

Allacciate le cinture perché stavolta non ci siamo risparmiati. Siamo orgolgiosi di proporvi il secondo contenuto della serie Garfagnanadream COVER, dopo il successo del primo video che ha accompagnato il lancio della piattaforma. Si cambia ambito e dalle parole si passa ai fatti, o alle movenze si potrebbe dire, visto che la protagonista di stavolta interpreta un brano ballando una coreografia di danza moderna.

Vi presentiamo Sara Crincoli, classe 1993 originaria di Castelnuovo di Garfagnana, che alla danza ha dedicato una vita. Lo diciamo subito: Sara è una ballerina provetta, ma non è di danza che vive oggi. Lavora nell’ambito informatico e anche se, ovviamente, non ha perso la passione questo video la vede tornare a esibirsi dopo un po’ di tempo dall’ultima volta. Riprova del fatto che quando qualcosa fa parte di te non ti lascia mai. C’è chi potrebbe dire: “un po’ come quando impari ad andare in bicicletta”, certo, ma immaginate che per imparare al posto di giorni impiegate anni, ognuno colmo di sacrifici e duro lavoro.

danza sul monte Sumbra

Fatevi sotto

Come già accennato, la nostra struttura è apertissima a questo genere di progetti e con Sara ci siamo trovati fin da subito sui concept e lo svolgimento che la produzione avrebbe dovuto seguire. Il tema scelto fa riferimento a uno degli ultimi brani della cantante americana, vincintrice di ben 24 Grammy Awards (sì, avete letto bene), “Spirit”. Canzone che molti ricorderanno per il live action de “il Re Leone” del 2019 diretto da Jon Favreau. L’idea era di trovare qualcosa che comunicasse libertà, voglia di scoprire, di ritrovarsi e mettersi in gioco, soprattutto dopo un periodo difficile come quello passato durante i primi mesi del 2020.

Non solo, per noi il progetto avrebbe dovuto, come di consueto, focalizzare l’attenzione sulla natura e sull’ambiete scelto come set. Nella parte centrale delle Alpi Apuane abbiamo individuato il monte Sumbra, che domina il borgo di Careggine, come palcoscenico ideale per la produzione di questo video. Non solo per la varietà di ambienti che offre, ma anche perché è una delle vette che regala la vista migliore sul resto della catena, sulla Garfagnana e sulla Versilia. Un luogo perfetto per scoprire nuovi orizzonti.

danza sul monte Sumbra

Perché farsi un giro qui

Altro pregio di questa montagna è la relativa facilità del percorso per raggiungere la vetta. Si può partire dalle piste del comprensorio sciistico di Careggine o salire con l’auto (fuoristrada o rialzata) fino all’imbocco del sentiero che in meno di un’ora porta sulla vetta. Inutile dire che per un’esperienza più completa caldeggiamo la prima opzione.

In tal senso si ritrova il carattere di questa serie di contenuti che vogliono far passare la promozione del territorio prima di tutto dall’intrattenimento. Sappiamo che di solito questi spettacoli si svolgono all’interno di teatri o strutture simili, ma siamo sempre stati affascinati dall’idea di esportare queste forme d’arte in contesti diversi che a nostro avviso ben si amalgamano con lo spirit(o) del nostro progetto.

danza sul monte Sumbra

E avere la possibilità di farlo supportati dalla preparazione e dalla professionalità delle persone che si mettono in gioco per raggiungere questi risultati ci dà ancora di più la carica per produrre questi contenuti. Quindi, godetevi il video, venite a trovarci, divertitevi e non scordatevi di condividere il nostro lavoro con tutti gli appassionati della montagna e seguirci sul resto dei nostri canali.

Ecco alcune delle località più suggestive della Garfagnana per immergersi nei colori di questa stagione magica

Ci siamo! Il periodo autunnale comincia ad entrare nel vivo in Garfagnana e questo significa che le zone boschive dell’appennino e delle Apuane si tingeranno dei tipici colori caldi che vengono associati a questo momento dell’anno. Dall’arancione intenso delle faggete al giallo acceso dei larici, per passare al rosso fuoco di alcuni alberi da frutto che costellano i versanti delle montange.

Visita il Parco dell’Orecchiella in Garfagnana

In questo articolo vogliamo darvi qualche suggerimento per godervi alcuni dei luoghi più suggestivi di tutto il territorio. Cominciamo quindi con le località più semplici, quelle alla portata di tutti, dove bastano un paio di scarpe adatte. In tal senso la parte dell’Appennino consente a tutti di avvicinarsi a questi ambienti e la prima tappa che vi consigliamo è il Parco dell’Orecchiella.

Parco dell'Orecchiella in Garfagnana

Una volta arrivati qui basta davvero scegliere la strada che più ispira per ritrovarsi immersi nei colori dell’autunno, ma alcuni dei punti che vi consigliamo sono le faggete sopra il fontanone (CLICCA QUI) e la strada che porta al rifugio Miramonti, da dove è possibile godere di una vista totale su tutto il bosco che ricopre questo versante. La zona è perfetta per una passeggiata nel weekend con gli amici o la famiglia visto che si può approfittare di più punti ristoro per pranzo, merenda o cena. Inoltre chiunque può “affrontare” questi sentieri in tutta sicurezza.

Una girata al Casone di Profecchia e a San Pellegrino

In generale si può dire che l’Appennino sia la zona più accessibile e altri luoghi da prendere in considerazione sono i tratti boschivi che corrono lungo la SP72 e la SP71. Più precisamente ci troviamo sulla strada che dal Casone di Profecchia arriva al borgo più alto dell’Appennino Tosco-Emiliano, San Pellegrino in Alpe a 1525 m s.l.m.

Garfagnana Dream

Già scorrendo questi tratti in auto si possono ammirare i colori della stagione, ma per chi si vuole addentrare e immergere nel fitto del bosco consigliamo due percorsi: dal Casone di Profecchia si può salire fino alla zona dell’Abetina Reale, dove è possibile usare come base il rifugio Segheria, mentre da San Pellegrino c’è il giro del Diavolo che vi porta fino al rifugio Burigone.

I castagneti e le faggete di Careggine durante l’autunno in Garfagnana

Prima di arrampicarci sul versante apuano vogliamo consigliarvi anche i boschi di castagno che circondano il borgo di Careggine. Solitamente bisogna aspettare un po’ di più visto che siamo ad altitudini minori, ma anche qui lo spettacolo è garantito dal manto del bosco che si colora in modo uniforme e ricopre zone vastissime, garantendo vedute molto suggestive.

Escursioni Garfagnana

Se si parla di Apuane invece c’è da rimboccarsi le maniche. Il peaseggio in generale è molto più alpino, come suggerisce il nome stesso della catena, e quindi per trovare macchie di bosco bisogna salire. Una raccomandazione che facciamo è quella di usare sempre molta prudenza, visto che da questa stagione in poi i sentieri cominciano a farsi più insidiosi. Consigliamo quindi un abbigliamento adatto, la giusta preparazione fisica e se possibile cercate di non essere mai da soli.

La prima tappa è una bella scarpinata che vi porta fino al Fatonero, un piccolo bosco abbarbicato sulle pendici del monte Fiocca a 1472 m di quota. Per arrivare si può passare dal sentiero CAI numero 144 che parte dal paese di Arni e dopo 2 ore e mezzo circa si arriva a destinazione.

Una camminata in Garfagnana d’autunno sul Monte Sumbra

Altro bosco da non perdersi, sempre in questo tratto centrale delle Apuane è quello che ricopre le pendici del monte Sumbra. Si tratta di una delle cime meno impegnative della catena e un bel tratto da fare è quello relativo al sentiero numero 145 che parte da Capanne di Careggine. Qui basta prestare attenzione nella parte conclusiva quando si approccia la ferrata Malfatti. In alternativa si può salire dalla strada che costeggia le piste da sci, percorso che parte dalla località Vianova.

Dalle cave di Marmo sopra il paese di Vagli Sotto, invece, è possibile arrivare al passo Tambura seguendo il sentiero CAI numero 35. La vista una volta raggiunta la cima è sensazionale, soprattutto se siete fortunati da trovarvi davanti ai mari di nuvole che baciano le coste della montagna in questo periodo. La parte dove godere del paesaggio autunnale è relativa alla prima metà della salita, quando la via Vandelli è disseminata di faggi che si accendono di giallo.

Ci sarebbero anche altre location da citare, ma finiremmo l’inchiostro. Una di quelle che sicuramente merita una visita è la zona della Val Serenaia, alle pendici dei monti Pisanino e Pizzo d’Uccello. Anche qui le faggete la fanno da padrone e il bello è che c’è la possibilità di passeggiare anche per le persone diversamente abili grazie ai percorsi costruiti dall’ente Parco.

Escursioni Garfagnana

Chi vuole, poi, è libero di salire verso il Pizzo ad esempio (il Pisanino è riservato a escursionisti esperti). La partenza, quindi, è dal Rifugio Donegani e con il sentiero CAI 187 si arriva alla Foce Siggioli. Si prosegue con il numero 181 e si arriva alla Foce di Giovo. Da qui con il 37 si conclude l’anello che torna al rifugio, o si può salire fin sulla vetta del monte.

Insomma, le occasioni sono tante e le location ancora di più. Come accennato, questo è solo uno spunto e in generale c’è da dire che da inizio ottobre non c’è posto che non offra la magia di questa stagione. Buon divertimento.

 

funghi in garfagnana

I funghi in Garfagnana sono “esplosi” per i boschi di tutto il territorio, ma come dobbiamo comportarci se vogliamo raccogliere questi frutti?

Durante i primi mesi autunnali sono moltissime le persone che “vanno a’ funghi”, come si dice da queste parti, ma spesso ci si dimentica che per dilettarsi in questo passatempo ci sono dei comportamenti ben precisi da seguire, tra regole e buon costume. Ricordiamo che in Garfagnana la raccolta è regolamentata dalla L.R 58 2010. Vediamo, quindi, tutto quello che serve per non rischiare di incorrere in sanzioni ed evitare di recare danni alla natura.

Quando e come

  • La raccolta dei funghi epigei è consentita nei boschi e terreni non coltivati nei quali sia permesso l’accesso e non sia riservata la raccolta. Nei parchi nazionali e regionali e nelle altre aree protette la raccolta può essere soggetta a norme diverse e subordinata al possesso di autorizzazioni rilasciate dai gestori, sulla base di specifici regolamenti.
  • La raccolta può essere esercitata da un’ora prima del sorgere del sole a un’ora dopo il tramonto. In nessun caso possono essere usati strumenti (vange, rastrelli ecc) che rovinino il micelio, lo strato superficiale del terreno e gli apparati radicali della vegetazione.
  • È vietato l’uso di sacchetti di plastica. I funghi devono essere riposti in contenitori rigidi e aereati, adatti a diffondere le spore.

funghi in garfagnana

 

Divieti

  • È vietata la raccolta di esemplari delle seguenti specie, nel caso in cui la dimensione del cappello sia inferiore a:
    • quattro centimetri per il genere Boletus sezione Edules (porcini);
    •  due centimetri per l’Hygrophorus Marzuolus (dormiente) e per il Lyophyllum gambosum (prugnolo).
  • È vietata anche la raccolta dell’ovolo buono quando non sono visibili le lamelle.

Residenti e turisti

  • Per i primi c’è un versamento di 13 euro per un’autorizzazione valida sei mesi oppure 25 euro per un anno; questi importi sono ridotti della metà per chi risiede nei territori classificati montani ai sensi della L. 991/1952.La stessa riduzione spetta ai ragazzi, tra i 14 ed i 18 anni, che abbiano frequentato un corso di informazione ed educazione organizzato dalle amministrazioni provinciali o dalle comunità montane e abbiano ottenuto il relativo attestato di frequenza.
  • I secondi invece devono pagare 15 euro per un giorno, 40 euro per sette giorni consecutivi, oppure 100 euro per un anno. La data o l’indicazione della settimana devono essere obbligatoriamente aggiunte nella causale dopo la dicitura ‘raccolta funghi’. Per le autorizzazioni annuali la validità decorre dal giorno in cui è stato effettuato il versamento.

Limiti

Il limite di raccolta giornaliero per persona è di 3 kg a testa, salvo il caso di un singolo esemplare o più esemplari concresciuti di peso superiore. Il tetto giornaliero sale a dieci chilogrammi solo nel caso in cui i residenti nei territori classificati montani della Toscana raccolgano nel proprio comune di residenza.

Non ci sono limiti, invece, per imprenditori agricoli e soci di cooperative agroforestali che, in possesso dell’attestato di idoneità al riconoscimento delle specie fungine rilasciato dagli Ispettorati micologici, svolgano la raccolta, a fini di integrazione del proprio reddito, nella provincia di residenza.

Cesto di funghi

 

Comportamenti

Ovviamente è importante non lasciare rifiuti in giro per il bosco, ma ancora più importante è conoscere le zone che si intende praticare e vestirsi con un abbigliamento adeguato. Un buon livello di preparazione fisica è sempre un aiuto e ricordatevi che se siete ad altitudini elevate le condizioni meteo possono cambiare repentinamente. Incidenti, anche gravi, legati alla raccolta dei funghi passano spesso sulle pagine dei giornali on line, per cui si raccomanda sempre prudenza e attenzione.

Non basterebbe un documentario, un libro (già scritto) per raccontare tutto quello che c’è dietro a una criscioletta

Noi ci abbiamo provato così, con un contenuto che si prende sul serio, certo, ma leggero, fruibile, adatto agli standard richiesti dai social e dal loro pubblico al giorno d’oggi. Manca molto della storia che questo prodotto, ben prima del 1969 (anno della prima sagra), ha visto e potrebbe raccontare se parlasse, ma siamo certi che già questa semplice narrazione basti per rendere giustizia a un alimento che ha sfamato generazioni.

E proprio le generazioni che si alternano nel video sono le protagoniste della nostra narrazione. Guardiane di una tradizione che le ha viste soffrire e gioire, dagli anni della Guerra fino ai giorni nostri, sempre a fianco, anzi, affiancate da queste crisciolette che, a tratti, fanno fatica a spiegare a chi chiede “cos’è una criscioletta?”. Come biasimarli? Del resto, per certi versi, sarebbe un po’ come rispondere alla domanda “cos’è un figlio?”.

Oggi che la sagra si svolge a cavallo tra luglio e agosto i ragazzi la associano all’estate, al clima di festa, agli amici che tornano dall’estero per le vacanze e l’atmosfera di spensieratezza pervade il paese durante queste serate, ma non è sempre stato così.

La criscioletta ha origini umili e nasce dal disperato bisogno di sostentarsi in periodi difficili. La ricetta povera e gli ingredienti che potevano essere reperiti con relativa facilità ne facevano un pasto completo e semplice da preparare. Torneremo su questo tema in altre occasioni, ma, tutto sommato, c’è da dire che a Cascio non se la passessero così male in quegli anni (’40), sopratutto se si pensa al fatto che in Italia, nello stesso periodo, c’era chi correva dietro ai gatti per non morire di fame.

Da questo punto di vista, quindi, potrebbe essere interpretata come un vero e proprio eroe, che con la sua semplicità ha salvato, o per lo meno contribuito a far progredire, una realtà che negli anni successivi si sarebbe dimostrata sempre più viva e fiorente. L’intraprendenza nel dopoguerra, infatti, porterà i cascerotti a isitituire, nel 1969, la prima sagra, che da lì raggingerà le 50 edizioni, spostandosi dal paese, al “campaccio” (oggi campo sportivo del paese) per poi fare ritorno tra le mura del borgo.

Borgo che, alla stregua degli abitanti, dovrebbe ringraziare la stessa festa, visto che nel corso degli anni gli incassi sono continuamente stati investiti per ristrutturare e migliorare le condizioni di alcune strutture o anche costruirne di nuove. Si può dire infatti che, al giorno d’oggi, Cascio si attesta come uno dei paesi più curati della Garfagnana.

La criscioletta, poi, è riuscita anche a superare i confini dell’abitato arrivando fino a Firenze, dove “fa del bene” grazie alla donazione che tutti gli anni l’associazione compie in favore dell’ospedale pediatrico Meyer. A Milano, invece, nel 2015 si è ritagliata uno spazio tra i padiglioni dell’Expo. Mica male.

 

Come anticipato, quest’anno, per ovvi motivi, la manifestazione non si è svolta ed è per questo che siamo intervenuti creando un contenuto capace di inquadrare per bene una parte del percorso di questa festa e raggiungere quante più persone possibile, per dare un assaggio virtuale dell’incessante lavoro che a Cascio va avanti da decadi.

Le crisicolette torneranno, state tranquilli, nel frattempo godetevi il video.

Lui si chiama Filippo e su Instagram lo trovate come the.walkingbear

Ancor prima di iniziare eravamo certi che la condivisione e la partecipazione al nostro progetto con proposte e idee da parte vostra fosse fondamentale per poter crescere e in certi casi offrire stimoli. Stavolta non avremmo potuto trovare esempio più calzante di questo.

Filippo, infatti, ha messo sul piatto una proposta imperdibile per tutta la dirigenza del Parco delle Alpi Apune e non solo. In un post pubblicato di recente sulla sua pagina Instagram riflette su come il bivacco Lusa-Lanzoni, sulla cima del monte Corchia, potrebbe rinascere dalle ceneri e diventare un’attrazione per i turisti e tutti gli appassionati della montagna.

Prima, però, un po’ di storia. Il piccolo rifugio (poco più di una baracca) è situato a circa 1630 m e grazie alla sua posizione domina tutto il panorama circostante. La struttura metallica era destinata a dar riparo agli speleologi che lavoravano al vicino Abisso Fighiera. Fu costruita nel 1978 come “capanna speleologica” dalla sezione speleo di Faenza.

Progettata e costruita interamente a Faenza venne montata in loco con l’aiuto di diversi altri gruppi speleo e fu dedicata alla memoria di Antonio Lusa di Faenza (morto nel 1977) e di Ennio Lanzoni di Imola (morto nel 1976). Le condizioni in cui versa oggi sono dovute all’incendio che l’ha colpita nell’aprile del 1994, dopo la chiusura temporanea delle cave dei Tavolini. I fatti risalgono al tempo della “guerra” tra cavatori e speleologi e proprio sui primi ricaddero i sospetti.

A noi non interessa sapere chi è stato o perché, ma sapere se c’è qualcuno disposto ad ascoltare l’idea di Filippo e passare ai fatti.

E se questo “bivacco” in questa posizione, a nido d’aquila, così strategica, con una vista così mozzafiato a 360º ᴛᴏʀɴᴀssᴇ ɪɴ ᴠɪᴛᴀ?

Magari tutto di vetro, con la possibilità di poter ammirare dal suo interno tramonti ed albe anche durante la stagione più fredda.

E provate ad immaginarvi se anche avesse il tetto di vetro per poter ammirare il cielo stellato…
ed il tutto ad impatto ambientale zero!

 

Del resto non sarebbe la prima volta. Al nord, infatti, queste strutture sono già una realtà consolidata, capace di far vivere la montagna in maniera totalmente diversa e diciamocelo, il recupero del bivacco, da parte dello stesso Parco magari, potrebbe essere il primo passo per la nascita di una serie di strutture simili su ogni vetta delle Apuane.